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venerdì 22 gennaio 2016

Autostima ed autoefficacia: simili ma non uguali

Spesso sono usati come sinonimi, ma il loro significato è assai diverso.

L’autostima è quel processo che porta ogni individuo a stimare se stesso, ovvero ad apprezzarsi e a valutarsi in maniera positiva. Non si tratta di una caratteristica stabile della nostra personalità, in quanto può variare in base alle esperienze personali e alle relazioni interpersonali.

L’autoefficacia si riferisce alla convinzione personale di essere in grado di programmare e mettere in atto delle azioni specifiche al fine di raggiungere un determinato scopo o obiettivo. Non è semplice fiducia in se stessi, ma la sicurezza di poter affrontare efficacemente specifici compiti e di essere all’altezza di determinati eventi.

Scopri qui e qui come aumentare il tuo senso diautoefficacia e, come conseguenza, anche la tua autostima!

Foto: Google immagini

martedì 1 aprile 2014

10 comandamenti per i genitori dei piccoli atleti


Entrando in una palestra, pochi giorni fa, ho notato un cartello sulla bacheca degli annunci; riportava queste dieci regolette* per i genitori degli atleti della palestra: 

  1. Non imporre le tue ambizioni a tuo figlio: ricorda che ogni bambino migliora e progredisce seguendo i suoi tempi, quindi non giudicare i progressi di tuo figlio confrontandolo con le prestazioni di altri atleti o con le tue aspettative.
  2. Sii di supporto a tuo figlio: c'è solo una domanda che devi porre a tuo figlio a fine allenamento o a fine gara: “Ti sei divertito?”; poiché se non si diverte non sarà motivato a partecipare.
  3. Non cercare di sostituire l'allenatore: il tuo lavoro è quello di dare amore incondizionato e supporto. Dì a tuo figlio quanto sei fiero di lui e lascia la parte tecnica all'allenatore.
  4. Dì solo cose positive durante le gare: devi essere incoraggiante e non criticare mai tuo figlio o il suo allenatore, perché entrambi sanno se e quando hanno commesso errori.
  5. Riconosci e rispetta le paure di tuo figlio: la prima gara può essere una situazione molto stressante ed è normale che il tuo bambino sia spaventato. Non sgridarlo e non sminuire i suoi sentimenti, assicuralo che l'allenatore non lo avrebbe fatto partecipare, se non lo ritenesse in grado. Ricordati anche che la maggior parte delle sue paure sono quelle che tu gli trasmetti.
  6. Non criticare gli accompagnatori: se non sei interessato o non hai il tempo per aiutare lo staff come volontario, non criticare chi sta facendo tutto il possibile per dare una mano.
  7. Stima l'allenatore di tuo figlio: il legame fra l'allenatore e l'atleta è speciale e contribuisce al successo e al divertimento del tuo bambino, quindi non criticare l'allenatore in sua presenza, perché lo ferirà.
  8. Sii leale e di supporto alla squadra: non è saggio continuare a spostare il bambino da una squadra all'altra, ogni team ha i suoi problemi, anche quelli in cui crescono campioni.
  9. Tuo figlio non deve avere come unico obiettivo quello di vincere: i campioni sono quelli che hanno saputo concentrarsi sull'allenamento, più che sul risultato. 
  10. Non aspettarti che tuo figlio diventi un atleta olimpico: pensa a quanti atleti che praticano lo sport di tuo figlio ci sono in Italia, e a quanti posti sono disponibili ogni 4 anni: le possibilità reali che tuo figlio diventi un atleta olimpico sono lo 0,00...%. Fare sport è molto più delle Olimpiadi, aiuta a crescere persone oneste e civili, proprio come tu vorresti tuo figlio, quindi sii contento anche solo del fatto che voglia cimentarsi nello sport.
E voi? Come vi comportate nei confronti del vostro piccolo atleta?
E gli allenatori, cosa ne pensano dell'atteggiamento dei genitori dei loro allievi?

*Liberamente tratto e tradotto da “10 commandments for swimming parentsdi Rose Snyder, Managing Director Coaching Division, USOC Former Director of Club Services, USA Swimming (a sua volta adattato da Ed Clendaniel's,”10 Commandments for Little League Parents”)

Immagine: Google immagini