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giovedì 21 luglio 2016

"Adesso concentrati!"

Attenzione e concentrazione sono due abilità mentali molto importanti nello sport e, spesso, sono anche quelle che danno maggiori problemi. Fortunatamente sono due aspetti su cui si può lavorare.

Nello specifico ogni atleta dovrebbe imparare 3 cose: 1. a cosa prestare attenzione (quali stimoli, interni od esterni), 2. quando essere attento (in quali momenti della prestazione) e 3. come mantenere alta la concentrazione anche nei frangenti più critici. In altre parole, bisogna imparare a dirigere e calibrare la propria attenzione.

Lo studioso R. Nideffer ha sviluppato un modello che individua 4 diversi stili attentivi, che si distinguono in base alla direzione verso cui va la nostra attenzione (interna o esterna) e all’ampiezza del nostro focus (quantità di informazioni). Qui sotto vi riporto, in maniera semplificata, il modello.


Ogni sport necessità stili attentivi differenti e, all’interno della stessa disciplina, possono esserci momenti che ne richiedono uno e momenti che ne richiedono un altro.

Un esempio che chiarisce questa necessità di passare da uno stile all’altro lo possiamo trovare nel gioco del calcio. Durante un rigore la mia attenzione sarà ristretta, sia interna (ripetizione mentale del colpo che voglio tirare), sia esterna (osservazione del portiere), ma quando dovrò fare una rimessa laterale la mia attenzione sarà probabilmente molto più ampia, alla ricerca della direzione ideale in cui mandare la palla.

Conoscere quali sono gli stili attentivi necessari nel proprio sport e imparare ad usarli nel momento giusto è il modo migliore per riuscire a realizzare una prestazione di alto livello e funziona sicuramente molto di più del “Concentrati!” utilizzato da molti atleti e da molti allenatori.

venerdì 3 giugno 2016

E tu...che genitore sei?

Tutti i genitori aspirano ad essere genitori perfetti o almeno degli ottimi genitori. E questo avviene anche quando si tratta di essere la mamma e il papà di un piccolo atleta.

La perfezione, si sa, non esiste, ma si può comunque lavorare sul dare sempre il meglio. Un buon punto di partenza per ottimizzare le abilità genitoriali è certamente quello di diventare consapevoli del tipo di genitore che si è e di quali sono i comportamenti e gli atteggiamenti che si mettono in atto più spesso.

Vi propongo quindi alcune tipologie di genitori che si vedono sugli spalti dei campi da calcio, delle palestre, delle piscine e via dicendo:

-    Genitore “allenatore”: segue sempre il figlio ad allenamenti e gare, tende a dare consigli tecnici, andando spesso in contrasto con ciò che dice l’allenatore;

-    Genitore “ex atleta”: paragona continuamente le sue prestazioni con quelle del figlio e riversa su di lui tutte le aspettative di quando faceva sport da giovane, ovviamente dando anche molti pareri tecnici;

-    Genitore “devoto”: non contesta mai ciò che dice l’allenatore (spesso ex atleta di alto livello), dimenticandosi talvolta di ascoltare le esigenze del figlio;

-    Genitore “ansioso”: ha una forte paura che il figlio si possa fare male durante l’attività sportiva e si agita molto non appena mostra il minimo dolore;

-    Genitore “ambivalente”: utilizza una comunicazione ambivalente e poco chiara nei confronti del piccolo atleta, per esempio a parole dice una cosa, mentre con i gesti e il comportamento ne dice un’altra, in questo modo toglie energie al figlio che si deve sforzare per comprendere il messaggio.

È chiaro che questi sono solo alcuni atteggiamenti, più che tipi di genitore in sé, e che nessuno è del tutto positivo o negativo. Possono essere utili però a comprendere che tipo di comportamenti e di modi di fare mettiamo in campo come genitori, al fine di migliorarci e, soprattutto, migliorare l’esperienza sportiva del nostro bambino. 

giovedì 26 maggio 2016

A "Il Trentino dei bambini" per parlare di psicologia dello sport

Durante la stagione sportiva 2015-2016 ho avuto la possibilità di seguire un progetto di psicologia dello sport presso la Scuola Calcio dell’A.C. Trento SCSD. Sono stati fatti incontri con i genitori, con i tecnici e con gli atleti delle squadre giovanili, in un’ottica di coinvolgimento di tutte le figure che fanno parte dello sport giovanile, tutte ugualmente importanti per la crescita e lo sviluppo di piccoli atleti, ma soprattutto di piccole (grandi) persone.

Il Trentino dei BambiniIl programma di RTTR “Il Trentino dei bambini” ha deciso di dedicare spazio per raccontare l’avventura di questa Scuola Calcio, che sta rinascendo dopo anni non troppo buoni, grazie anche al prezioso lavoro del responsabile del settore giovanile, Loris Bodo.

All’interno del servizio sarà dedicato un piccolo spazio anche al progetto di psicologia dello sport che ho seguito, con alcune immagini su campo e con una breve intervista, nella quale illustro il lavoro che è stato fatto.

Il servizio andrà in onda domani, venerdì 27 maggio alle ore 21.
E in replica: sabato 28 maggio alle ore 10 e alle ore 14.30.

Inoltre il venerdì seguente sarò in studio con Silvia Conotter, ideatrice del marchio “Il Trentino dei bambini” per approfondire la tematica della psicologia dello sport, con alcuni consigli pratici per genitori e tecnici.

Questo secondo servizio andrà in onda venerdì 3 giugno alle ore 21.

E in replica: sabato 4 giugno alle ore 10 e alle ore 14.30.

PER RIVEDERE LE PUNTATE CLICCA QUI!

lunedì 4 aprile 2016

Una nuova cura per la depressione

Da sempre sappiamo che lo sport e la meditazione o il rilassamento hanno un forte impatto sulla nostra salute mentale; ma un nuovo studio mette insieme questi due elementi, nello specifico la corsa e la mindfulness.

I partecipanti allo studio erano 52, di cui 22 con diagnosi di depressione. Per otto settimane i volontari hanno meditato per 30 minuti e fatto esercizio fisico per altri 30 minuti due volte a settimana (quindi niente di assolutamente infattibile). Prima e dopo le otto settimane di training i ricercatori hanno testato le abilità di concentrazione dei partecipanti e il loro umore.

I risultati mostrano come nelle 22 persone con diagnosi di depressione i sintomi di tale disturbo sono stati ridotti del 40%, mentre nelle altre persone c’è stata una riduzione delle rimuginazioni, dell’ansia e, in generale, un aumento della motivazione.

Il dott. Aldemar, che ha condotto lo studio, sostiene che la combinazione di esercizio fisico e meditazione sembra funzionare in virtù del fatto che, se da un lato il movimento aiuta ad incrementare il numero di nuovi neuroni nel cervello (nello specifico nell’ippocampo), dall’altro la meditazione aiuta a tenere attive e funzionanti queste cellule.



Se già fai sport o attività fisica, ma non hai idea di come meditare o rilassarti, dai un’occhiata qui!


Bibliografia: Meditation and running: a treatment for depression

martedì 29 marzo 2016

Bambini chiusi in casa come (o peggio) dei carcerati

Secondo uno studio inglese il tempo che i bimbi passano all’aria aperta negli ultimi anni si è ridotto drasticamente, tanto da poter sostenere che il 74% dei bambini dai 5 ai 12 anni passa meno tempo all’aria aperta di quanto non facciano i carcerati (secondo le normative inglesi, almeno un’ora al giorno).

Il sondaggio rivela inoltre che un quinto dei bambini non gioca mai fuori di casa, nel giardino o nei parchi e che uno su nove non ha messo piedi in un parco, in un bosco, in una spiaggia o in qualsiasi altro ambiente naturale da almeno un anno.

Sembra che le cause principali siano la mancanza di spazi verdi, le paure dei genitori e il diffondersi delle nuove tecnologie.

In Inghilterra e nelle grandi città probabilmente la situazione comincia a diventare drammatica, ma è forse proprio questo il momento migliore per agire. Per esempio il ministro per l’ambiente inglese Liz Truss ha annunciato che ogni bambino, tramite la scuola, avrà la possibilità di visitare un parco nazionale e scoprire la gioia e la bellezza dello stare nella natura. Il ministro Truss afferma: “I nostri bambini devo scalare alberi, non muri”.

Purtroppo però sono sicura che il fenomeno non sia limitato alle grandi città: genitori sempre più impegnati, bambini che preferiscono la play station al parco, domeniche passate a guardare la tv…capita a Milano come a Trento.

Andiamo controcorrente e usciamo! Con l’arrivo della bella stagione portiamo i nostri bambini a fare delle passeggiate, a visitare parchi naturali, malghe e rifugi, portiamoli a Gardaland (è pur sempre un grande parco all’aperto) e ricordiamoci che stare all’aria aperta fa bene ai nostri figli, ma fa bene anche, e soprattutto, a NOI!


venerdì 22 gennaio 2016

Autostima ed autoefficacia: simili ma non uguali

Spesso sono usati come sinonimi, ma il loro significato è assai diverso.

L’autostima è quel processo che porta ogni individuo a stimare se stesso, ovvero ad apprezzarsi e a valutarsi in maniera positiva. Non si tratta di una caratteristica stabile della nostra personalità, in quanto può variare in base alle esperienze personali e alle relazioni interpersonali.

L’autoefficacia si riferisce alla convinzione personale di essere in grado di programmare e mettere in atto delle azioni specifiche al fine di raggiungere un determinato scopo o obiettivo. Non è semplice fiducia in se stessi, ma la sicurezza di poter affrontare efficacemente specifici compiti e di essere all’altezza di determinati eventi.

Scopri qui e qui come aumentare il tuo senso diautoefficacia e, come conseguenza, anche la tua autostima!

Foto: Google immagini

mercoledì 16 dicembre 2015

4 fattori che influenzano l'autoefficacia

La scorsa settimana abbiamo chiamato in causa un famoso psicologo canadese, tale Albert Bandura, che ci ha permesso di affrontare un tema molto importante per gli atleti e per la prestazione sportiva, ovvero l’autoefficacia. Abbiamo visto come, da un punto di vista funzionale, un alto livello di autoefficacia porta con sè numerosi vantaggi.

Come si costruiscono, quindi, le convinzioni individuali di autoefficacia? Bandura è convinto che esse derivino da 4 fattori:

1.  ESPERIENZA DIRETTA: mettersi alla prova, sperimentarsi, testare le proprie abilità e le proprie risorse ci fa andare incontro a successi e fallimenti che arricchiscono, in ogni caso, il nostro bagaglio esperienziale;

2.  ESPERIENZA VICARIA: o di modellamento, e cioè imparare attraverso l’osservazione di altre persone (modelli), possibilmente con caratteristiche simili alle nostre. Il ragionamento sottostante è questo: “se è capace lui (che è simile a me), posso farcela anch’io”;

3.  PERSUASIONE: l’incoraggiamento esterno, soprattutto da parte di persone che riteniamo abili e capaci, se è realistico e non esagerato, aiuta a mantenere elevati i livelli di impegno e stimola a dedicarsi a compiti sempre più complessi;


4.  CONTROLLO DELLE EMOZIONI: ascoltare il proprio corpo e interpretare in maniera corretta le emozioni influenza il nostro agire. Un senso di tensione, per esempio, può essere visto come energia attivante e che facilità l’azione oppure come incapacità di saper gestire la situazione. Da qui l’importanza di saper leggere in maniera più positiva i segnali del corpo, anche attraverso l’apprendimento di tecniche psico-corporee di rilassamento.

venerdì 4 dicembre 2015

Autoefficacia: un ingrediente essenziale

Oggi vi parlo di una caratteristica indispensabile che deve possedere un atleta: il senso di autoefficacia.

Albert Bandura fu il primo studioso a definire il concetto di autoefficacia e a sviluppare da esso una teoria, che, per la psicologia dello sport e il mental training, è di fondamentale importanza.

Detta con parole (molto) povere, l’autoefficacia è la sensazione, la convinzione di essere in grado (o meno) di svolgere un determinato compito con le proprie capacità e abilità e di ottenere il risultato sperato. Concretamente una persona che dubita delle proprie capacità penserà che le sue azioni raramente raggiungano l’effetto desiderato; proprio per questo sceglierà obiettivi o compiti più semplici e facilmente raggiungibili rispetto ad una persona che è consapevole del proprio valore e crede nelle proprie risorse. Chi ha un elevato senso di autoefficacia, infatti, sarà portato a cercare sfide sempre più stimolanti e ad affrontare compiti difficili con meno ansia e meno stress.

Andiamo, adesso, a vedere come i livelli di autoefficacia influenzano la prestazione in ambito sportivo: l’atleta che non riconosce le sue abilità e che non ha fiducia nelle stesse, raramente si porrà obiettivi ambiziosi e sfidanti; sarà più probabilmente incline ad adottare schemi di gioco o strategie già usate e consolidate, limitando in questo modo la possibilità di apprendimento e miglioramento. Al contrario, l’atleta sicuro di se stesso e delle proprie risorse cercherà di mettersi alla prova, di trovare tattiche sempre migliori e di potenziare continuamente la sua prestazione.

Una bella differenza!!

Sviluppare un forte senso di autoefficacia deve essere, quindi, una priorità per tutti gli atleti e nel prossimo articolo vedremo come è possibile farlo.

martedì 27 ottobre 2015

La carta dei doveri del genitore nello sport

Il Panathlon International è un’associazione con “finalità etiche e culturali che si propone di approfondire, divulgare e difendere i valori dello sport, inteso come strumento di formazione e di valorizzazione della persona e come veicolo di solidarietà tra gli uomini ed i popoli.”

È un’associazione internazionale fondata principalmente sul volontariato. Più di un anno fa ha redatto un documento in cui vengono elencati i doveri del genitore e, più in generale, di colui che si occupa a vario titolo del processo educativo-sportivo dei bambini e dei ragazzi.

Invito tutti coloro che hanno a che fare con i bambini e ragazzi nell’ambito sportivo a leggere questo breve elenco e a darne diffusione. Potete trovare la “Carta dei doveri del genitore nello sport” cliccando qui.

Per le Associazioni o le Società Sportive è anche possibile sottoscrivere la Carta, con l’impegno di darne ampia diffusione nei luoghi e nei modi che ritengono più consoni.

Cliccate qui per avere maggiori informazioni sulla Carta e sul Protocollo di Attuazione ideato dalla Segreteria Generale.

Foto: sito panathlon.net

martedì 20 ottobre 2015

Il miglio quotidiano

Ricorda una preghiera, ma in realtà “il miglio quotidiano” si riferisce ad una innovativa e, a mio parere, geniale iniziativa presa da una scuola scozzese nella città di Stirling.

Quando i bambini della St. Ninians primary school sentono le parole “daily mile” (il miglio quotidiano), appoggiano le penne, chiudono i quaderni ed escono in giardino per percorrere, a piedi o di corsa, un miglio (poco più di un chilometro e mezzo). Il segnale viene dato casualmente nell’arco della giornata e i bambini sembrano felici di poter “staccare” anche solo per pochi minuti. Solo il ghiaccio o una forte pioggia fermano il miglio quotidiano.

Da tre anni e mezzo gli alunni di questa scuola corrono o camminano per un miglio al giorno e questo, non solo permette a tutti di fare del movimento, ma ha migliorato la condotta e la concentrazione durante le lezioni. In un paese dove l'obesità infantile è in continua crescita, alla St. Ninians nessun bambino è in sovrappeso.

I benefici di tale abitudine per ora sono stati constatati solo dall’osservazione degli insegnanti, ma l’Università di Stirling ha avviato uno studio comparativo per mettere in evidenza i benefici fisici, cognitivi ed emozionali del “daily mile”.

E se fosse di portare questa abitudine nelle nostre scuole?

Articolo originale su: The Guardian

Foto: theguardian.com

lunedì 5 ottobre 2015

Trento si veste di...sport!

Un week end esplosivo quello che ci sarà a Trento sabato e domenica prossimi (10 e 11 ottobre). La città si riempirà di movimento, gioco, benessere e tante persone che hanno voglia di divertirsi e stare bene…con se stessi e con gli altri!

Trento Half Marathon - Edizione 2014
Il primo grande evento sarà il Trentino Running Festival, due giorni dedicati alla corsa, ma non solo. Questo progetto, infatti, nasce “dall’idea che lo sport possa essere fulcro che lega l’uomo, il benessere, il miglioramento dello stile di vita, la cultura e la sostenibilità ambientale”. Non solo sport inteso come attività agonistica, ma più come stile di vita basato sulla salute e sul benessereAll'interno del Festival ci saranno varie manifestazioni, fra cui:

-    Giro al Sas: gara internazionale alla sua 69^ edizione;
-    Giro al Sas Kids: comprende sia una gara non competitiva per i più piccoli, sia le gare valide per i campionati provinciali giovanili CSI;
-    Trento Half Marathon: mezza maratona riconosciuta dalla FIDAL e inserita nel calendario internazionale;
-    Happy Family Run: una 5km di corsa o camminata aperta a tutti.

A fare da contorno a tutto questo ci sarà un altro grande evento dedicato al fitness e al wellness, ovvero il Trentino Wellness Expo, “dove le discipline dello sport e l’armonia del fitness, si incontrano con la creatività dello spettacolo.” L’Expo si troverà in Piazza Fiera nelle giornate di venerdì 9, sabato 10 e domenica 11 e darà l’opportunità a tutti di vedere da vicino il mondo del fitness, con stand espositivi, spettacoli, possibilità di provare nuove discipline sportive.

Quindi, anche se è solo lunedì, buon week end in movimento a tutti!!

Foto da: trentorunningfestival.it

martedì 15 settembre 2015

Analisi di una partita che ha dell'incredibile

Alzi la mano chi lo scorso week end non si è sentito orgoglioso di essere italiano! Basket, ginnastica ritmica, ciclismo, tennis…in Italia abbiamo un sacco di problemi, ma lo sport è capace di darci ancora grandi soddisfazioni.

Due italiane in finale agli US Open, direi una cosa più unica che rara, come si suol dire. Ma l’ultima partita è quasi passata in secondo piano, perché il match che tutti ricorderanno sarà quello di Roberta Vinci e Serena Williams.

Penso che se la psicologia dello sport fosse una partita, sarebbe proprio quella semifinale. Giocata più di testa che di fisico. E ce lo conferma Roberta nelle numerose interviste che sono seguite alla mitica impresa. Gli scommettitori la davano 300 a 1 e lei dice sorridendo: “Spero di aver arricchito qualcuno che ha creduto in me”.

Ma la prima ad aver fiducia in se stessa è stata proprio lei, ha portato in campo tutta la sua forza mentale, è entrata in stato di flow e ha raggiunto la sua peak performance. Dopo la partita le sue parole sono queste: “Dentro di me mi dicevo: pensa a buttare la pallina dall’altra parte. Prova a buttarle tutte, e non pensare che dall’altro lato del campo c’è Serena. E corri. Hai presente? Butta la palla di là e corri, non fermarti a pensare. E così ho vinto”.

Anche se il dialogo interno, a mio parere, può essere migliorato, il suo obiettivo era quello di giocare al meglio il match, dare tutto quello che poteva, non risparmiarsi; al contrario della sua avversaria, che forse ha dato un po’ troppo per scontato il risultato, è riuscita a concentrarsi su di sé, consapevole delle sue capacità e anche dei suoi punti deboli.

Nonostante il primo set perso è riuscita a rimanere focalizzata e ha preso forza dal nervosismo di Serena, che, come noto, fatica a gestire la rabbia e la frustrazione.

Riassumendo:

-    Obiettivi di prestazione prima di quelli di risultato
-    Ottima gestione dell’ansia e del nervosismo: “In queste partite conta moltissimo il controllo. Sono stata brava a non demoralizzarmi in determinati momenti.” 
-    Focus interno e alti livelli di concentrazione: “Ho perso il primo set, ma sono rimasta agganciata in ogni punto.”
-    Attenzione al presente: ”Mi ripetevo di non pensare a niente e di continuare a giocare punto per punto, come fosse una partita come un'altra.”
-    Divertimento: “Mi dicevo anche stai calma, sii felice, prenditi tutte le emozioni positive del caso e vai avanti.”

Grande Roberta e grandissimi tutti gli sportivi che stanno regalando emozioni all’Italia!



Foto: Gazzetta dello sport, Federazione Ginnastica d'Italia

martedì 8 settembre 2015

La psicologia dello sport per il trattamento della depressione e dell'ansia

Chi lo dice che la psicologia dello sport serve solo agli atleti? Ecco una dimostrazione di quanto sia riduttivo pensare alle tecniche di mental training come a qualcosa ad uso esclusivo degli sportivi.

Alcuni studiosi inglesi hanno ripreso le tecniche utilizzate dagli atleti per sviluppare la fiducia in sé stessi e hanno creato un programma di training indicato per le persone ansiose o depresse.

I medici che lo hanno realizzato affermano che, per essere un atleta, è necessario sviluppare una buona dose di resilienza (capacità di superare momenti o eventi difficili o imprevisti), nonché avere l’abilità di riprendersi in maniera positiva dalle sconfitte o dalle prestazioni scadenti. Ma, sostengono gli studiosi, anche le persone depresse o ansiose hanno bisogno delle stesse abilità, e da qui nasce il programma di auto-aiuto, nel quale vengono riprese e adattate le tecniche normalmente utilizzate nella psicologia dello sport.


Foto: Google Immagini