giovedì 19 marzo 2015

Rilassamento...anche per i più piccoli!

Chi l’ha detto che il rilassamento è una cosa da grandi? E chi lo dice che i bambini non vivono stati di ansia, preoccupazione o agitazione?

Talvolta anche i più piccoli attraversano momenti di malessere, che possono causare tensioni sia a livello psicologico e mentale, sia a livello fisico e muscolare.

Alcune tecniche di rilassamento, se adattate e insegnate attraverso uno specifico training di allenamento, possono essere utilissime per sciogliere le tensioni e migliorare lo stato di salute del bimbo.

Il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson, per esempio, può essere utilizzato per aiutare il bambino o l’adolescente a riconoscere i segnali della propria tensione fisica e attivare quindi delle modalità che gli permettano di rilassarsi.

Questa tecnica si basa su esercizi di contrazione e rilascio dei vari gruppi muscolari del corpo e, se praticata con costanza, aiuta ad individuare le tensioni muscolari presenti e ad utilizzarle come “segnale d’allarme”.

Insegnare anche ai più piccoli questo tipo di rilassamento premette loro di avere una maggior consapevolezza della propria fisicità e li aiuta a capire quando i muscoli sono contratti in maniera eccessiva, il che può essere un segnale di malessere psicologico e può causare altri disagi quali, per esempio, l’insonnia o l’agitazione.

Foto: Google immagini

martedì 3 marzo 2015

Fiera Idee Ben Essere 2015: ci sarò anch'io!

Questo week end (6-7-8 marzo) si terrà a Trento la fiera Idee Ben Essere 2015, una tre giorni interamente dedicata al benessere, che viene affrontato da ben 7 punti di vista:

- Benessere Ambientale
- Benessere Sociale-Relazionale
- Benessere Fisico-Medico
- Benessere Professionale
- Benessere Finanziario
- Benessere Intellettuale-Culturale
- Benessere Spirituale

Insieme all’Associazione OttimaMente, nello specifico insieme alla dott.ssa SerenaCosta, sarò presente a questo importante evento con un incontro dal titolo: “ECOPSICOLOGIA: conoscersi dialogando con la natura”, nel quale verrà presentato, anche attraverso esempi ed esercitazioni pratiche e coinvolgenti, questo nuovo e particolare ambito della psicologia.

Vi invito quindi ad essere presenti all’incontro che si terrà sabato 7 marzo dalle ore 17 alle ore 18 presso Trento Fiere.


Cliccando qui potete trovare il programma completo delle tre giornate, mentre qui potete scaricare il tagliando per l’ingresso ridotto.

Non mancare…è del tuo benessere che stiamo parlando!! 

Foto: dal sito ideebenessere.eu

mercoledì 25 febbraio 2015

Una start up per far crescere lo sport: l'esempio trentino

Palladium Management è una società di management sportivo e aziendale, nata dall’idea di tre ragazzi trentini che sono riusciti ad trovare un punto d’incontro fra la loro passione per lo sport e la loro laurea in economia. Alessandro Coser, Ivan Fonsatti e Nicola Lorenz hanno dato vita ad un progetto ambizioso che ha principalmente due obiettivi: dare la possibilità a giovani atleti trentini di esprimersi al massimo delle loro potenzialità e sensibilizzare il mondo delle aziende affinché promuovano il loro brand facendo leva sui valori positivi che lo sport può trasmettere.
Ieri, presso il Muse, si è tenuta la presentazione ufficiale della Società, con la presenza di tutte le Aziende che, credendo fortemente in questo innovativo progetto, hanno deciso di contribuire e di far parte del suo sviluppo.
Alcuni ragazzi Palladium
È stato inoltre presentato il Team Palladium Despar, un gruppo costituito dai migliori giovani atleti del territorio provenienti da discipline differenti: Yeman Crippa, Neka Crippa e Saskia Battistoni (atletica), Arianna Bridi, Sara Gusperti e Francesca Stoppa (nuoto), Cecilia Zorzi (vela), Alessandro Santoni (arrampicata), Federico Nicolini (sci alpinismo), Deborah Chiesa e Sara Eccel (tennis), Massimo Parziani (motociclismo).

Onorata di far parte dello staff medico-sanitario della Società, auguro un grosso in bocca al lupo a tutti…atleti, aziende e a tutto il team societario!!

Gli atleti, il direttivo e lo staff medico
Foto: R. Hillebrand

venerdì 13 febbraio 2015

Come rendere costruttivo un conflitto

Sul sito comunicazionepositiva.it ho trovato un interessante articolo in cui venivano indicate alcune strategie per fare in modo che un conflitto o un litigio si trasformi in qualcosa di costruttivo. Queste piccole accortezze sono utili in ogni ambito della nostra vita (lavorativo, famigliare, sportivo…) e contribuiscono a migliorare la qualità delle nostre relazioni.

Strategia n°1 
Non attaccare la persona ma il problema: colpire l’altro alle spalle o usare espressioni avvilenti serve solo a far lievitare il conflitto. Invece di attaccare la persona, concentriamoci sul problema, cerchiamo entrambi dei modi che ci permettano di migliorare le cose.

Strategia n°2 
Non cercare di vincere facendo perdere l’altro, ma vincere insieme a lui/lei: quando due persone collaborano per trovare una soluzione nella quale sono tenuti in considerazione e soddisfatti i bisogni di tutti, i risultati saranno molto più duraturi.

Strategia n°3 
Non cercare di dominare, intimidire o manipolare, ma discutere in modo diretto, onesto ed assertivo: otteniamo migliori risultati esponendo in modo chiaro e diretto il nostro punto di vista nel rispetto degli altri. Schiettezza e rispetto producono sempre risultati di gran lunga migliori.

Strategia n°4 
Non cercare nascostamente di bloccare il processo di risoluzione dei problemi, ma farli affiorare in modo che siano risolti in modo collaborativo: a molte persone non piacciono i conflitti e cercano di evitarli a tutti i costi, ma così facendo, accumulano risentimento. Molto meglio portare i problemi in superficie e parlarne in modo rispettoso in modo che si possa decidere insieme un piano d’azione o arrivare ad una soluzione.

Strategia n°5 
Non concertiamoci solo sulle nostre necessità senza tenere in considerazione quelle degli altri: cerchiamo piuttosto di vedere il mondo con gli occhi dell’altro, ascoltandolo attivamente. Prendersi il tempo di parlarsi a vicenda ed ascoltarsi attivamente ci dà l’opportunità di comprendere il problema più chiaramente e di arrivare ad una soluzione che funzioni per entrambi.

Liberamente tratto da: comunicazionepositiva.it

Foto da: Google immagini

mercoledì 4 febbraio 2015

Sport e...ippoterapia

A cura della Dott.ssa Chiara Della Casa
Quando sentiamo parlare di Ippoterapia generalmente non sappiamo bene di cosa si tratta, ne abbiamo un’immagine forse suggestiva, ma poco definita. Questo è un bel problema per chi sceglie di iscrivere il proprio figlio a un’attività di sostegno terapeutico attraverso l’uso del cavallo.
Nella confusione proliferano “proposte’’ spesso poco adeguate e poco professionali, a volte anche potenzialmente pericolose, che fanno perdere tempo e soldi. Un’attività equestre aperta alle persone con difficoltà, se fatta con le dovute cautele e da istruttori qualificati, può essere un’esperienza positiva, ma non basta per parlare di terapia!
È importante sapere che queste attività, per essere beneficiali, non possono essere attuate in modo generico.
L’approccio semplicistico, per cui si ritiene che l’animale o la relazione con lui faccia bene in quanto tale, è scorretto e rischia di compromettere le potenzialità applicative della relazione stessa con l’animale, a volte dando luogo a effetti addirittura negativi per il cliente.
In particolare, per poter essere definito terapeutico un percorso di relazione uomo-animale deve essere un percorso strutturato, tarato specificamente sui bisogni della persona a cui si rivolge, proposto e messo in atto da professionisti della salute (medici, psicologi, fisioterapisti…) competenti per questo tipo specifico di attività e teso a facilitare un percorso di miglioramento delle condizioni di salute.
Come scegliere?
Ecco un piccolo aiuto per fare una scelta più consapevole.
Verifica se:
- al primo contatto vengono fatte domande sul futuro praticante (patologia, età, obiettivi della famiglia…);
- vengono proposti uno o più incontri preliminari e/o un periodo introduttivo di conoscenza per formulare un progetto personale di intervento;
- sono richiesti certificato medico e copertura antitetanica ed eventuale documentazione anamnestico-sanitaria;
- ci sono obiettivi prefissati da monitorare regolarmente, magari con apposite schede di valutazione;
- titoli e competenze di chi propone l’attività equestre;
- c’è un regolamento di servizio nel quale sono dichiarati termini, modalità e tempi nella gestione degli interventi;
- è proposta una copertura assicurativa anti-infortuni.
Questi pochi punti, pur non essendo esaustivi, possono fare la differenza tra chi propone un percorso professionale e chi ti vende attività generiche, improvvisate e a volte anche non supportate da personale qualificato.
Quindi valuta bene cosa ti viene offerto e da chi ti viene proposto, ora che ne sai di più, pretendi professionalità e competenza.


Dott.ssa Chiara Della Casa 

Psicologa, Ippoterapia e Attività di Supporto 
Psicologico attraverso la relazione con gli animali
Tel. 3317863587 - Mail: chiara.dellacasa@libero.it
BIBLIOGRAFIA
"L’approccio zooantropologico alla pet therapy", www.salute.gov.it
http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=207&area=cani&menu=pet
http://www.salute.gov.it/imgs/c_17_paginearee_225_listafile_itemname_0_file
Foto: Google immagini

martedì 27 gennaio 2015

La motivazione...teniamola alta!

Nell'articolo della settimana scorsa abbiamo visto quanto sia importante, per un atleta, avere delle forti motivazioni intrinseche, che non derivano, quindi, da fattori esterni. Per fare ciò, nello sport giovanile, è importante creare il clima giusto, che possa far maturare nel bambino e nel ragazzo il desiderio di continuare ad allenarsi.

La teoria dell’orientamento motivazionale (Nicholls, 1984) ci può aiutare a capire come creare un ambiente adatto a tale scopo. Secondo tale teoria esistono due tipi di orientamento motivazionale:

  • L’atleta “orientato al COMPITO” cerca il confronto con se stesso e con le sue prestazioni, si allena per migliorare, per apprendere nuove abilità e per riuscire a dare il meglio di sé stesso;
  • Nello sportivo “orientato sull’IO” vi è, invece, un continuo confronto con gli altri, più che con se stessi, un forte desiderio di primeggiare e un’eccessiva attenzione al risultato. In questo caso gli altri atleti sono visti come ostacoli al raggiungimento dei propri obiettivi, con la conseguente insorgenza di sentimenti ostili e aggressivi.

Ogni persona ha una inclinazione naturale per un'orientamento o per l’altro, ma nei bambini questa predisposizione non è ancora del tutto sviluppata e, di conseguenza, può essere ampiamente condizionata dal clima creato dagli adulti durante gli allenamenti e, più in generale, nei vari contesti di vita.

Un clima orientato sull’IO creerà un ambiente nel quale si stimola il confronto fra gli atleti, anziché con se stessi, stimolando, in maniera eccessiva, la competizione all'interno della squadra. Inoltre, poiché vi è una grande attenzione al risultato, la tendenza è quella di privilegiare i ragazzi più bravi, dando loro maggiori attenzioni.

Quello che è importante, invece, è strutturare un ambiente in cui si riconosce l’impegno e il contributo di ciascuno e si pone attenzione allo sviluppo di competenze, stimolando il confronto con se stessi e tenendo conto del fatto che gli errori fanno parte dell’apprendimento.

Foto: Google immagini