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giovedì 26 maggio 2016

A "Il Trentino dei bambini" per parlare di psicologia dello sport

Durante la stagione sportiva 2015-2016 ho avuto la possibilità di seguire un progetto di psicologia dello sport presso la Scuola Calcio dell’A.C. Trento SCSD. Sono stati fatti incontri con i genitori, con i tecnici e con gli atleti delle squadre giovanili, in un’ottica di coinvolgimento di tutte le figure che fanno parte dello sport giovanile, tutte ugualmente importanti per la crescita e lo sviluppo di piccoli atleti, ma soprattutto di piccole (grandi) persone.

Il Trentino dei BambiniIl programma di RTTR “Il Trentino dei bambini” ha deciso di dedicare spazio per raccontare l’avventura di questa Scuola Calcio, che sta rinascendo dopo anni non troppo buoni, grazie anche al prezioso lavoro del responsabile del settore giovanile, Loris Bodo.

All’interno del servizio sarà dedicato un piccolo spazio anche al progetto di psicologia dello sport che ho seguito, con alcune immagini su campo e con una breve intervista, nella quale illustro il lavoro che è stato fatto.

Il servizio andrà in onda domani, venerdì 27 maggio alle ore 21.
E in replica: sabato 28 maggio alle ore 10 e alle ore 14.30.

Inoltre il venerdì seguente sarò in studio con Silvia Conotter, ideatrice del marchio “Il Trentino dei bambini” per approfondire la tematica della psicologia dello sport, con alcuni consigli pratici per genitori e tecnici.

Questo secondo servizio andrà in onda venerdì 3 giugno alle ore 21.

E in replica: sabato 4 giugno alle ore 10 e alle ore 14.30.

PER RIVEDERE LE PUNTATE CLICCA QUI!

mercoledì 30 dicembre 2015

Chi vuole iniziare il 2016 alla grande?

Il 2015 è ormai agli sgoccioli e, come ogni anno, si tirano le somme dell’anno passato, ma, soprattutto, ci si riempie la testa di buoni propositi. Ma poi…quanti di questi vengono realizzati?
Da gennaio mi metto in riga con il cibo
Da gennaio comincio a muovermi di più…
Da gennaio fumo di meno…
Da gennaio dedico più tempo alla mia famiglia
E a febbraio? Stiamo ancora mantenendo le nostre promesse? Probabilmente NO! E il motivo è semplice, il nostro cervello ha bisogno di una direzione e di una meta precise, ha bisogno di sapere in che modo e con che mezzi posso raggiungerla. In poche parole, abbiamo bisogno di porci degli obiettivi mirati.
Come? Ti propongo un giochino! Non ti porterà via più di 5-10 minuti!
Prendi carta e penna o apri le note del tuo cellulare o del tuo tablet (qualsiasi cosa tu abbia a portata di mano) e scrivi questo elenco:
1.  Cosa
2.  Quando
3.  Perché
4.  Come
5.  Con cosa
6.  Con chi
Ed ora vediamo cosa scriverci vicino:
1.  Cosa: scrivi una cosa che vorresti modificare, un’abitudine che vorresti prendere, un obiettivo che ti piacerebbe raggiungere. Per farlo riguarda la tecnica SMART, ti può aiutare ad essere più preciso e quindi a rendere il tutto più efficace;
2.  Quando: entro quando vuoi raggiungere il tuo obiettivo, datti una scadenza, solo in questo modo potrai organizzare il tuo percorso fino alla meta. Ti faccio un esempio: quanto è difficile studiare per un esame finché non si sa la data dell’esame stesso?
3.  Perché: metti nero su bianco il perché questa meta è così importante per te, che valore ha e qual è la “ricompensa” nel raggiungerla, cosa potrebbe cambiare nella tua vita quotidiana;
4.  Come: e qua viene il bello…quali sono le azioni concrete che devi fare per avvicinarti al tuo obiettivo? Cosa puoi fare da oggi, da adesso per fare un passettino in avanti verso quello che vuoi raggiungere? Fai un elenco di piccole azioni che potresti fare oggi e tutti i giorni;
5.  Con cosa: quali sono le caratteristiche tue personali che ti possono aiutare in questo? Perseveranza, tenacia, testardaggine, gentilezza, capacità di relazionarsi con gli altri, positività…;
6.  Con chi: c’è qualcuno che potrebbe essere un tuo alleato? Che può aiutarti a “stare in riga”? Scrivilo qui e non avere paura di chiedere il suo aiuto.
FATTO!! Certo, lo ammetto, non è un gioco semplicissimo, ma nemmeno la vita lo è e questo piccolo esercizio ti aiuterà ad affrontarla con un’ottica diversa, ad iniziare l’anno con una marcia in più. Se hai più obiettivi o propositi compila più elenchi, ma non dimenticarti che la nostra mente fa fatica a concentrarsi su molte aspetti diversi, quindi in questo caso vale il detto “pochi, ma buoni” e nulla vieta di porsi nuovi obiettivi durante il corso dell’anno!
BUON 2016 A TUTTI!!

martedì 20 ottobre 2015

Il miglio quotidiano

Ricorda una preghiera, ma in realtà “il miglio quotidiano” si riferisce ad una innovativa e, a mio parere, geniale iniziativa presa da una scuola scozzese nella città di Stirling.

Quando i bambini della St. Ninians primary school sentono le parole “daily mile” (il miglio quotidiano), appoggiano le penne, chiudono i quaderni ed escono in giardino per percorrere, a piedi o di corsa, un miglio (poco più di un chilometro e mezzo). Il segnale viene dato casualmente nell’arco della giornata e i bambini sembrano felici di poter “staccare” anche solo per pochi minuti. Solo il ghiaccio o una forte pioggia fermano il miglio quotidiano.

Da tre anni e mezzo gli alunni di questa scuola corrono o camminano per un miglio al giorno e questo, non solo permette a tutti di fare del movimento, ma ha migliorato la condotta e la concentrazione durante le lezioni. In un paese dove l'obesità infantile è in continua crescita, alla St. Ninians nessun bambino è in sovrappeso.

I benefici di tale abitudine per ora sono stati constatati solo dall’osservazione degli insegnanti, ma l’Università di Stirling ha avviato uno studio comparativo per mettere in evidenza i benefici fisici, cognitivi ed emozionali del “daily mile”.

E se fosse di portare questa abitudine nelle nostre scuole?

Articolo originale su: The Guardian

Foto: theguardian.com

martedì 13 ottobre 2015

Attività motoria e...disgrafia

Vorrei parlarvi oggi di un interessante e innovativo progetto di ricerca svolto presso l’Università degli Studi di Genova, che ha come scopo intervenire in maniera mirata, da un lato per il recupero dei disturbi della scrittura (disgrafia), dall’altro per cercare di prevenire l’insorgenza delle difficoltà che questi disturbi possono creare nei bambini che frequentano la scuola primaria. Si pensa che agire a livello motorio possa avere l’effetto di educare alla salute, agendo sull’individuo nella sua totalità e sviluppando insieme capacità fisiche, mentali e sociali.

Inoltre i bambini affetti da Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) confondono spesso la destra con la sinistra, hanno rigidità muscolare, scarsa coordinazione, tempi di esecuzione lunghi e difficoltà a mantenere la concentrazione.

Il lavoro principale svolto in questa ricerca consisteva nel far svolgere ai bambini (gruppo sperimentale) esercizi di attività motoria per potenziare le capacità di coordinazione generale, coordinazione oculo-manuale, lateralità (conoscenza dei lati destro e sinistro del corpo), percezione spazio-temporale e direzionalità (discriminazione laterale dello spazio).

I dati mostrano come il protocollo utilizzato nella ricerca aiuti a sviluppare capacità coordinative, come percezione spaziale, direzionalità e coordinazione oculo-manuale, permettendo ai bambini di migliorare rispetto ai coetanei che non hanno svolto lo stesso programma di lavoro (gruppo di controllo). Inoltre è stato visto come i bambini affetti da disgrafia siano migliorati notevolmente.

Questo studio ci aiuta, quindi, a capire come l’attività motoria (se pianificata e strutturata) possa essere di fondamentale importanza non solo nel favorire lo sviluppo psicofisico del bambino, ma anche nell’apportare benefici per gli alunni affetti da disgrafia.


Per una lettura completa della ricerca: “Disgrafia e attività motoria nell’età della scuola primaria” di D. Senarega, E. Restani, V. Palombo in Il Giornale Italiano di Psicologia dello Sport, n.20, pagg.39-45

Foto: Google Immagini


lunedì 5 ottobre 2015

Trento si veste di...sport!

Un week end esplosivo quello che ci sarà a Trento sabato e domenica prossimi (10 e 11 ottobre). La città si riempirà di movimento, gioco, benessere e tante persone che hanno voglia di divertirsi e stare bene…con se stessi e con gli altri!

Trento Half Marathon - Edizione 2014
Il primo grande evento sarà il Trentino Running Festival, due giorni dedicati alla corsa, ma non solo. Questo progetto, infatti, nasce “dall’idea che lo sport possa essere fulcro che lega l’uomo, il benessere, il miglioramento dello stile di vita, la cultura e la sostenibilità ambientale”. Non solo sport inteso come attività agonistica, ma più come stile di vita basato sulla salute e sul benessereAll'interno del Festival ci saranno varie manifestazioni, fra cui:

-    Giro al Sas: gara internazionale alla sua 69^ edizione;
-    Giro al Sas Kids: comprende sia una gara non competitiva per i più piccoli, sia le gare valide per i campionati provinciali giovanili CSI;
-    Trento Half Marathon: mezza maratona riconosciuta dalla FIDAL e inserita nel calendario internazionale;
-    Happy Family Run: una 5km di corsa o camminata aperta a tutti.

A fare da contorno a tutto questo ci sarà un altro grande evento dedicato al fitness e al wellness, ovvero il Trentino Wellness Expo, “dove le discipline dello sport e l’armonia del fitness, si incontrano con la creatività dello spettacolo.” L’Expo si troverà in Piazza Fiera nelle giornate di venerdì 9, sabato 10 e domenica 11 e darà l’opportunità a tutti di vedere da vicino il mondo del fitness, con stand espositivi, spettacoli, possibilità di provare nuove discipline sportive.

Quindi, anche se è solo lunedì, buon week end in movimento a tutti!!

Foto da: trentorunningfestival.it

mercoledì 22 luglio 2015

La giusta spinta!

Nell’articolo precedente abbiamo visto come le motivazioni all’attività sportiva variano in base all’età, in base a ciò che il bambino cerca nello sport e allo stadio di sviluppo in cui si trova.
Grazie ad una serie di ricerche (Cei, 2005) sono stati individuati i principali fattori motivazionali che spingono il giovane atleta all’attività sportiva:
-    Acquisizione di status: il desiderio di essere popolare, importante, di farsi notare degli altri;
-    Forma fisica e abilità: la voglia di sentirsi in forma, fisicamente attivo, acquisire e migliorare le proprie abilità, sfidare se stessi;
-    Squadra: il desiderio di far parte di un team, lo spirito di squadra, il desiderio di cooperazione e quello di vincere insieme alla squadra;
-    Rinforzi estrinseci: il sostegno proveniente da amici, genitori, il rapporto con l’allenatore;
-    Amici/divertimento: il desiderio di divertirsi, di trarre piacere dallo sport, di stare con gli amici, andare in trasferta;
-    Piacere per l’azione: il piacere dell’azione in sé, del mettersi alla prova, del fare quella specifica attività sportiva;
-    Consumare energia: il bisogno di scaricare il nervosismo, di entusiasmarsi.
Nei più giovani (fino agli 11 anni) prevale la dimensione affiliativa (desiderio di giocare con gli amici, di conoscerne di nuovi, di divertirsi), mentre nella fase successiva dai 12 ai 14 anni emerge il desiderio di entusiasmarsi e consumare energia. Solo dai 14 anni in poi emerge il bisogno di mantenersi in forma e migliorare le proprie abilità sportive.

“Conoscere quindi la spinta motivazionale che determina e mantiene il coinvolgimento sportivo degli atleti è molto complesso e i fattori che la determinano devono essere tenuti presenti nei programmi di allenamento giovanile per incentivare i giovani atleti alla pratica sportiva.”

mercoledì 15 luglio 2015

Faccio sport perché... Le motivazioni allo sport nelle varie fasce d'età

Negli ultimi tempi il fenomeno dell’abbandono nello sport giovanile è sempre più diffuso, a favore di una vita sedentaria colma di tecnologie e di social network.
In questo contesto è importante capire le ragioni che favoriscono il giovane a continuare ad allenarsi e mantenerle attive nel tempo, mentre spesso si pone maggiormente l’attenzione sull’individuare le motivazioni che spingono all’abbandono di uno sport.
Bambini di età diversa hanno esigenze e spinte motivazionali molto differenti ed è fondamentale che l’ambiente sportivo sia focalizzato sulla conoscenza ed il rispetto degli stadi di sviluppo.

5-10 anni: i bambini di quest’età si avvicinano allo sport per divertirsi, per scaricare energia, per sperimentare il proprio corpo e per trarre piacere dall’attività motoria attraverso il gioco. Non sono in grado di pensare a cose astratte, cercano ciò che è reale, concreto, senza fissarsi degli obiettivi futuri, ma cercando di essere felici nel presente. Fare richieste che non rispettano questa fase di sviluppo porta a delusioni e frustrazioni che il bambino non sa ancora gestire.

11-14 anni: inizia a crearsi il pensiero astratto e quindi la capacità di porsi degli obiettivi che vadano oltre il momento presente, c’è il desiderio di vedere fino a dove si può arrivare. Inoltre, al contrario del bambino piccolo, a quest’età si comincia a capire l’importanza della collaborazione con i compagni di squadra e della necessità di fare degli sforzi per migliorare.

15-20 anni: durante l’adolescenza si comincia ad instaurare il pensiero adulto, è il momento di transizione fra la dipendenza dai genitori e l’autonomia. In questo senso il gruppo sportivo favorisce nel giovane la socializzazione esterna alla famiglia e la formazione di una personalità propria dell’atleta.

Nel prossimo articolo approfondiremo i principali fattori motivazionali emersi da una serie di ricerche.

Per approfondire l'argomento "motivazione" suggerisco anche i seguenti articoli:




Foto: Google immagini

venerdì 10 luglio 2015

E i ragazzi..cosa pensano della preparazione mentale?

Poche sere fa ho avuto un incontro con un gruppo di ragazzi e di ragazze di 15-16 anni. Tutti pallavolisti che partecipano ad un camp estivo sulle splendide (lo so, sono di parte!) montagne trentine.

Dopo un breve gioco per rompere il ghiaccio, ho chiesto loro di scrivere su un bigliettino, che sarebbe rimasto anonimo, cosa veniva loro in mente se dicevo “preparazione mentale”: il primo pensiero o la prima immagine che passava per la testa. Vedendoli titubanti, ho aggiunto che ero sicura che non ci sarebbero state risposte sbagliate.

Vi riporto alcuni bigliettini:

“lavoro di squadra”, “gruppo unito”, “fare squadra

concentrazione, preparazione”, “concentrazione, motivazione

paura”, “non avere paura degli avversari”

pensiero e mente”, “pensieri sul 23 pari”

atteggiamento o mentalità vincente”

ansia

Nessuno dei biglietti aveva risposte errate e questo dimostra (non avevo dubbi) che anche i ragazzi molto giovani hanno ben chiaro che quale sia la parte mentale che entra in campo quando si fa uno sport. Inoltre tutti concordavano sull’importanza di saper gestire tutte queste variabili che partono dalla nostra testa e che influenzano il nostro corpo…se sono ansioso e mi trema la mano, probabilmente non farò una battuta perfetta!

È possibile, quindi, che siamo noi “non più giovani” a dare poca importanza a queste variabili? Ricordiamoci che come adulti (allenatori, genitori, insegnanti, dirigenti…) siamo dei modelli e ciò in cui crediamo sarà quello in cui crederanno i ragazzi che cresciamo.