lunedì 5 ottobre 2015

Trento si veste di...sport!

Un week end esplosivo quello che ci sarà a Trento sabato e domenica prossimi (10 e 11 ottobre). La città si riempirà di movimento, gioco, benessere e tante persone che hanno voglia di divertirsi e stare bene…con se stessi e con gli altri!

Trento Half Marathon - Edizione 2014
Il primo grande evento sarà il Trentino Running Festival, due giorni dedicati alla corsa, ma non solo. Questo progetto, infatti, nasce “dall’idea che lo sport possa essere fulcro che lega l’uomo, il benessere, il miglioramento dello stile di vita, la cultura e la sostenibilità ambientale”. Non solo sport inteso come attività agonistica, ma più come stile di vita basato sulla salute e sul benessereAll'interno del Festival ci saranno varie manifestazioni, fra cui:

-    Giro al Sas: gara internazionale alla sua 69^ edizione;
-    Giro al Sas Kids: comprende sia una gara non competitiva per i più piccoli, sia le gare valide per i campionati provinciali giovanili CSI;
-    Trento Half Marathon: mezza maratona riconosciuta dalla FIDAL e inserita nel calendario internazionale;
-    Happy Family Run: una 5km di corsa o camminata aperta a tutti.

A fare da contorno a tutto questo ci sarà un altro grande evento dedicato al fitness e al wellness, ovvero il Trentino Wellness Expo, “dove le discipline dello sport e l’armonia del fitness, si incontrano con la creatività dello spettacolo.” L’Expo si troverà in Piazza Fiera nelle giornate di venerdì 9, sabato 10 e domenica 11 e darà l’opportunità a tutti di vedere da vicino il mondo del fitness, con stand espositivi, spettacoli, possibilità di provare nuove discipline sportive.

Quindi, anche se è solo lunedì, buon week end in movimento a tutti!!

Foto da: trentorunningfestival.it

martedì 15 settembre 2015

Analisi di una partita che ha dell'incredibile

Alzi la mano chi lo scorso week end non si è sentito orgoglioso di essere italiano! Basket, ginnastica ritmica, ciclismo, tennis…in Italia abbiamo un sacco di problemi, ma lo sport è capace di darci ancora grandi soddisfazioni.

Due italiane in finale agli US Open, direi una cosa più unica che rara, come si suol dire. Ma l’ultima partita è quasi passata in secondo piano, perché il match che tutti ricorderanno sarà quello di Roberta Vinci e Serena Williams.

Penso che se la psicologia dello sport fosse una partita, sarebbe proprio quella semifinale. Giocata più di testa che di fisico. E ce lo conferma Roberta nelle numerose interviste che sono seguite alla mitica impresa. Gli scommettitori la davano 300 a 1 e lei dice sorridendo: “Spero di aver arricchito qualcuno che ha creduto in me”.

Ma la prima ad aver fiducia in se stessa è stata proprio lei, ha portato in campo tutta la sua forza mentale, è entrata in stato di flow e ha raggiunto la sua peak performance. Dopo la partita le sue parole sono queste: “Dentro di me mi dicevo: pensa a buttare la pallina dall’altra parte. Prova a buttarle tutte, e non pensare che dall’altro lato del campo c’è Serena. E corri. Hai presente? Butta la palla di là e corri, non fermarti a pensare. E così ho vinto”.

Anche se il dialogo interno, a mio parere, può essere migliorato, il suo obiettivo era quello di giocare al meglio il match, dare tutto quello che poteva, non risparmiarsi; al contrario della sua avversaria, che forse ha dato un po’ troppo per scontato il risultato, è riuscita a concentrarsi su di sé, consapevole delle sue capacità e anche dei suoi punti deboli.

Nonostante il primo set perso è riuscita a rimanere focalizzata e ha preso forza dal nervosismo di Serena, che, come noto, fatica a gestire la rabbia e la frustrazione.

Riassumendo:

-    Obiettivi di prestazione prima di quelli di risultato
-    Ottima gestione dell’ansia e del nervosismo: “In queste partite conta moltissimo il controllo. Sono stata brava a non demoralizzarmi in determinati momenti.” 
-    Focus interno e alti livelli di concentrazione: “Ho perso il primo set, ma sono rimasta agganciata in ogni punto.”
-    Attenzione al presente: ”Mi ripetevo di non pensare a niente e di continuare a giocare punto per punto, come fosse una partita come un'altra.”
-    Divertimento: “Mi dicevo anche stai calma, sii felice, prenditi tutte le emozioni positive del caso e vai avanti.”

Grande Roberta e grandissimi tutti gli sportivi che stanno regalando emozioni all’Italia!



Foto: Gazzetta dello sport, Federazione Ginnastica d'Italia

martedì 8 settembre 2015

La psicologia dello sport per il trattamento della depressione e dell'ansia

Chi lo dice che la psicologia dello sport serve solo agli atleti? Ecco una dimostrazione di quanto sia riduttivo pensare alle tecniche di mental training come a qualcosa ad uso esclusivo degli sportivi.

Alcuni studiosi inglesi hanno ripreso le tecniche utilizzate dagli atleti per sviluppare la fiducia in sé stessi e hanno creato un programma di training indicato per le persone ansiose o depresse.

I medici che lo hanno realizzato affermano che, per essere un atleta, è necessario sviluppare una buona dose di resilienza (capacità di superare momenti o eventi difficili o imprevisti), nonché avere l’abilità di riprendersi in maniera positiva dalle sconfitte o dalle prestazioni scadenti. Ma, sostengono gli studiosi, anche le persone depresse o ansiose hanno bisogno delle stesse abilità, e da qui nasce il programma di auto-aiuto, nel quale vengono riprese e adattate le tecniche normalmente utilizzate nella psicologia dello sport.


Foto: Google Immagini

mercoledì 26 agosto 2015

Il flow e la peak performance

Abbiamo parlato del flow (letteralmente “flusso”), degli elementi che lo caratterizzano e della sua importanza nel creare quello stato ottimale che permette alla persona di esprimersi al meglio delle sue potenzialità, ovvero di mettere in campo una prestazione eccellente.

La peak performance è proprio quella prestazione in cui l’atleta, il musicista o qualsiasi altra persona impegnata in un compito significativo, riesce ad esprimere tutto il suo potenziale (e anche di più!): è una specie di “momento magico” in cui tutto funziona alla perfezione, sia a livello mentale sia sul piano fisico.

In ambito sportivo fra gli obiettivi del mental training c’è anche quello di riuscire a riprodurre lo stato di flow (flusso) con lo scopo di avere accesso alla peak perfomance. Come dice la parola stessa, il flow non è una condizione stabile, ma un “continuo fluire” (G. Vercelli) che va costantemente adattato alle condizioni esterne (mossa imprevista dell’avversario, variazioni climatiche…) ed interne (aumento dell’acido lattico, variazione del battito cardiaco…).

Uno dei metodi adottati in psicologia dello sport per lavorare sul flow, e sulla possibilità di riprodurlo, è la visualizzazione, utilizzata per rievocare mentalmente un episodio sportivo andato particolarmente bene. 

Tale ricostruzione deve essere il più precisa possibile: l’intento è quello di recuperare, anche con l’aiuto del ModelloPETTLEP, comportamenti, movimenti, sensazioni ed emozioni associati a tale momento per permettere la rappresentazione della competizione futura proiettando i vissuti si soddisfazione e di successo recuperati e collegati alla prestazione ideale. È come se permettessimo al cervello di avere una preview, un’anticipazione di quello che avverrà durante la gara, in modo tale da ridurre gli elementi sconosciuti e imprevisti.

Foto: Google immagini

mercoledì 12 agosto 2015

Gli elementi del flow

Nell’articolo precedente abbiamo parlato dell’esperienza di flow, quella condizione psicofisica in cui si è totalmente immersi in ciò che si sta facendo, in cui c’è una focalizzazione dell’attenzione sul compito e un distacco dagli stimoli esterni non rilevanti in quel momento.

Durante questa esperienza, oltre a non accusare la stanchezza, si sviluppano percezioni eccezionali e superiori rispetto alla normalità, che permettono di raggiungere la miglior prestazione (peak performance).

Lo studioso M. Csikszentmihalyattraverso l’osservazione di persone creative (musicisti, scrittori, pittori..), ha individuato alcune condizioni che sembrano caratterizzare  lo stato di Flow:
-    Concentrazione e focalizzazione totale su ciò che si sta facendo;
-    Senso di ecstasy, inteso come essere fuori dall’ordinario;
-    Senso di chiarezza: sapere cosa bisogna fare e come bisogna farlo (obiettivi chiari);
-    Sapere che l’attività che si sta facendo è fattibile, nonostante sia difficile, le abilità possedute sono adeguate al compito;
-    Senso di serenità: nessuna preoccupazione e sensazione di andare oltre i propri limiti;
-    Perdita del senso del tempo: ci si dimentica di se stessi e ci si sente parte di qualcosa di più grande (“l’esistenza è temporaneamente sospesa”)
-    Motivazione intrinseca: l’azione che sto svolgendo è gratificante e soddisfacente e vale la pena di essere fatta solo per il gusto di farla.

Conoscere e riconoscere questi elementi ci permette di lavorare sul nostro personale stato di Flow, con lo scopo di riprodurre le condizioni che favoriscono il suo insorgere e il suo mantenimento. Esso, infatti, non essendo uno stato fisso, ma un “continuo fluire” (G. Vercelli) va continuamente adattato ai cambiamenti esterni (mossa imprevista dell’avversario, variazioni climatiche…) e interni (aumento dell’acido lattico, variazione del battito cardiaco…).


Foto: Google immagini

mercoledì 5 agosto 2015

L'esperienza di flow

A chi non è mai capitato di essere talmente immerso in un’attività da perdere completamente il senso del tempo? O da non rendersi conto che intorno a lui/lei è successo qualcosa (ha vibrato il telefono, si è fatta notte…)? In quel momento probabilmente stavate vivendo un’esperienza di flow (letteralmente "flusso").

L’espressione “esperienza di flow”, definita anche “esperienza ottimale” o “stato di flusso”, indica una particolare condizione psicofisica in cui si è totalmente concentrati su ciò che si fa, fino al punto che si perdono completamente i riferimenti spazio-temporali, si sviluppa una miglior capacità di percezione e non si prova stanchezza.

Questo tipo di esperienza può aver luogo in diversi ambiti: nella musica, nella scrittura, nel lavoro, nello studio e, indovinate un po’, anche nello sport, dove viene spesso chiamata “trance agonistica”.

Quello che succede durante questi momenti è che la nostra attenzione è completamente rivolta a ciò che la nostra mente e il nostro corpo stanno svolgendo; in maniera del tutto armoniosa e fluida, si è perfettamente concentrati su ciò che si sta facendo e sugli stimoli rilevanti in quel momento, escludendo tutto ciò che non è necessario per la prestazione attuale.

La scienza ci aiuta a chiarire questo processo di selezione degli stimoli e di focalizzazione dell’attenzione, poiché ci spiega che il nostro sistema nervoso è in grado di elaborare solo un una certa quantità di informazioni al secondo (circa 110 bit); pertanto, quando si è totalmente immersi in un’attività che richiede un certo sforzo mentale (e lo sport è una di queste), non si avranno abbastanza risorse per badare a come si sente il corpo, per riuscire a renderci conto che siamo stanchi o che siamo affamati. In quei momenti “l’esistenza è temporaneamente sospesa” (M. Csikszentmihaly).

Nel prossimo articolo vedremo quali sono gli elementi che caratterizzano l’esperienza del flow e cercheremo di capire come ci può aiutare a migliorare la nostra prestazione sportiva (ma non solo).

Foto da Google Immagini